martedì 5 dicembre 2017

Sinistra Italiana a Carpi: come ammazzare l’unità delle sinistre in culla a suon di manifesti.

Da un lato abbiamo le cronache nazionali dell’incoronazione di Grasso, che sancisce la fine dell’ipotesi dell’unica lista di sinistra, dato che MDP, Sinistra Italiana e (purtroppo) Possibile, hanno deciso che non c’era bisogno di ulteriori sforzi per tenere insieme il percorso avviato con il Brancaccio e che comprendesse anche Rifondazione Comunista, nonostante le belle parole e i discorsi dell’estate scorsa.

Dall’altro, a livello regionale, esce proprio in questi giorni l’impietosa notizia che in Emilia Romagna, con l’avvallo delle amministrazioni locali e di quella regionale, ci siamo fumati in un solo anno 220mila ettari di terreno agricolo (lo dice la Coldiretti, mica quegli esagitati di Greenpeace…).

Nel mezzo, stasera spunta dalla pagina carpigiana di Sinistra Italiana (che a livello locale non ci sono né Liberi, né Uguali, ognuno continua ad andar per sé) questo bel manifesto (spero ardentemente lo facciano anche per affissione sulla pubblica via) che papale papale rivendica il merito alla Giunta (specificando, si badi bene, a piè di pagina “anche grazie al sostegno di Sinistra Italiana”), di aver riconvertito ben 224mila metri quadri (cioè 22 ettari e un po', se non mi sbaglio con gli zeri) da “edificabile” ad agricolo.

Ecco, se c’è una cosa che secondo me affoga la credibilità della sinistra (centrosinistra in questo caso?) è proprio questo tipo di propaganda farlocca, fatta per giustificare la propria esistenza in vita in una giunta, nella quale si è presenti in virtù di un consenso popolare inferiore al 2%, alla vigilia di una campagna elettorale nazionale che dovrà vedere anche gli esponenti di Sinistra Italiana (locale) dire peste e corna del PD (nazionale), cercando però di salvare il posto in giunta con il PD (locale), che l’anno dopo delle elezioni politiche, sarà già tempo di amministrative, e fra i “Liberi e Uguali” nostrani, c’è qualcuno che essendo più uguale degli altri, ha già deciso che l’alleanza con il PD non si discute (se non avete capito, tranquilli, mi sono perso anche io).

In questo bailamme, un siffatto manifesto, assume valore simbolico e anche sociologico, per chi si diverte a studiare le varie declinazioni delle sinistre italiane “di lotta e di governo” (a seconda che gli si garantiscano i posti o meno).

Innanzi tutto bisogna sapere che dal 2014 ad oggi, non risulta che SI abbia fatto un’iniziativa che sia una, specificatamente dedicata a spiegare quale fosse la sua posizione rispetto alle politiche urbanistiche di Carpi, piantata su un PRG di vent’anni fa, solo parzialmente (per fortuna) realizzato, ma che potenzialmente potrebbe consentire di cementificare ancora diverse centinaia (sto scarso) di ettari di territorio carpigiano, già abbondantemente asfaltato dalla precedente giunta Campedelli, sostenuta da quella lista “Sinistra per Carpi”, confluita in SEL e ora in SI (i candidati erano in larga parte sempre gli stessi).

A parte il mistero sugli orientamenti generali di SI, circa il fatto che quelle previsioni di costruzione debbano essere mantenute o meno nel nuovo piano comunale (che ora si chiama PSC), la comica di questo  manifesto sta nel fatto di attribuirsi come “merito” il semplice e burocratico avvallo delle richieste dei proprietari di aree edificabili che, stanchi di pagare IMU per terreni edificabili a mercato immobiliare bloccato da anni, di loro sponte chiedono al comune di rimodificare lo status di parte dei loro terreni da edificabile ad agricolo (con il rischio di una infinita parcellizzazione del disegno urbanistico, alla faccia di ogni ambizione di programmazione del territorio).

L’unica vera altra riduzione in termini di edificabilità è stata la rinuncia del Comune al faraonico Piano di Riqualificazione Urbana, previsto a ridosso della ferrovia(ne parlammo a lungo nei consigli comunali dal 2009 in poi), per il semplice fatto che era un progetto delirante già a mercato immobiliare attivo, figuriamoci con il mercato in crisi (per inciso, nel caso specifico, non sono neanche sicuro che l’area si stata ridestinata ad uso agricolo e quindi rientri nel conto citato dal manifesto in questione).

Quindi in sostanza, prima che partano le bordate anti PD della campagna elettorale nazionale, l’Assessore Galantini ci regala questo manifesto di propaganda pittorica, dove si rivendica il merito di avere avvallato una situazione di fatto, in assenza di qualunque reale indirizzo urbanistico che non sia assecondare gli interessi dei proprietari delle aree (e meno male che qualcuno di loro, obtorto collo,  rinsavisce).

Ecco, se io penso che come iscritto di Possibile, dovrei fare campagna elettorale “a braccetto” con l’assessore Galantini, mentre questo si preoccupa di rivendicare le progressive et meravigliose sorti del suo operare in giunta con il PD, per garantirsene in anticipo il prosieguo dal 2019 in poi,  come dire, faccio fatica a trovare gli stimoli giusti.
Invece, propagande smaccatamente ruffiane ed inconsistenti come queste, al limite della fake news oggi tanto di moda, su un tema che da sempre divide ogni sano ecologista dalle amministrazioni PD come il consumo di suolo nella nostra regione, mi danno un sacco di ulteriori motivi per prendere con grosse, lunghe e robuste molle tutta l’operazione “Liberi e Uguali”, nel momento che due su tre degli azionisti (e sono gli azionisti di maggioranza, cioè MDP e SI), mettono a repentaglio la credibilità di tutti, creando mitologiche distinzioni fra PD locale e nazionale, restando nelle giunte comunali e sostenendo quella regionale, e coprendosi pure di ridicolo con uscite di questo genere, per far sapere al partitone, che sotto sotto, la loro fedeltà non si discute.


Staremo a vedere, ma mi pare che la campagna elettorale prossima, per chi contava sulla rinascita di una sinistra autonoma, indipendente alternativa al sistema di potere attuale, oltre che alla destra, parta con i peggiori auspici.

giovedì 9 novembre 2017

AIMAG: azionariato popolare "de chè"?

A due mesi dal referendum comunale che ha escluso la possibilità che AIAMG venga “ingoiata” da HERA,  e che in qualche modo avrebbe dovuto rimettere in moto la discussione sul futuro della nostra multiutility, il dibattito fra i sindaci soci di AIMAG pare di nuovo essersi arenata.

 A pochi giorni dal voto, in realtà, c’era stato quello che pareva un interessante avvio di discussione con la mozione approvata dal patto di sindacato  costituito dai sindaci soci di AIMAG che detengono il 65% delle azioni, che fra i possibili scenari citava anche quello “idealmente” più evocativo per i movimenti dell’acqua pubblica e comitati referendari, dal 2009 in poi, ovvero l’ipotesi dell’azionariato popolare.
Da allora però tutto tace e forse sarebbe il caso che a questo punto, qualcuno riprendesse in mano la questione, non lasciasse che l’azionariato popolare (ovvero la proprietà diffusa fra i cittadini di almeno una parte delle azioni AIMAG) restasse un’etichetta buona per la propaganda o per il catalogo dei buoni propositi, mai attuati.
Per chi di finanza e partecipazioni azionarie ne capisce poco come il sottoscritto, se si vede un gruppo di sindaci sventolare il concetto di “azionariato popolare”, ci si aspetta anche che poi lo si “sostanzi” con un "come", un "quando" e anche un "quanto".

Per non saper né leggere né scrivere, se il problema è quello di rafforzare le dimensioni finanziarie di AIMAG per poter partecipare alle famigerate gare per il gas, al profano finanziario potrebbe venire in mente che, magari, si potrebbe pensare di aumentare il capitale sociale di AIMAG, dando la possibilità ai cittadini dei territori serviti di acquistare azioni, che viste le divisioni degli utili fatte per i comuni e per HERA negli ultimi anni, dovrebbero costituire una forma di risparmio interessante anche per piccoli risparmiatori.
AIMAG potrebbe rastrellare qualche milione di capitale sociale, i cittadini e gli utenti avrebbero uno strumento aggiuntivo per interessarsi dei destini della propria ex municipalizzata, magari potendo eleggere un paio di componenti del CdA.
Per evitare che ci fossero posizioni prevalenti, si potrebbe inserire un massimo di azioni acquistabili per persona fisica e giuridica.

Gli esperti di assetti societari e finanza potranno certo sbizzarirsi con proposte e valutazioni ben più tecnicamente fondate, quel che non si può fare è lasciare che la questione di nuovo scompaia dai radar del dibattito pubblico, mentre quelli “che sanno” preparano le loro ricette per AIMAG, nelle segrete stanze.

A questo punto sarebbe bene che le forze presenti in consiglio comunale e in giunta, che sostennero il referendum di settembre, e il Comitato per l’Acqua Pubblica, provassero a stanare i Sindaci del patto di sindacato e si facessero dire pubblicamente, che cosa intendessero dire citando l’azionariato popolare nella loro mozione del settembre scorso, giusto per essere sicuri che non sia un’altra di quelle etichette rubate ai vari movimenti, buone per la propaganda, e poi svuotate di significato (un po’ come succede al “consumo di suolo zero” blaterato in campagna elettorale, mentre ci si prepara ad asfaltare mezza campagna di Santa Croce, dopo averci regalato un giro di nuovi super e ipermercati sparsi per vari lotti del vecchio PRG, tanto per dire).

venerdì 6 ottobre 2017

I rancori del vecchio Werther. Recensione di un libro non letto

Questo è un pezzo che si vorrebbe satirico (o perlomeno inutilmente e aggressivamente sarcastico, di sicuro ingiustificatamente lungo), quindi non prendetelo sul serio. Almeno non tutto.

Si apprende da anticipazioni giornalistiche e post sui social, che il mai dimenticato ex Sindaco di Carpi, ex consigliere regionale ed ex presidente IACP, Werther Cigarini, abbia dato alle stampe un libro di epiche memorie, sulla sua lunga vita di impegno politico, ai tempi delle “magnifiche sorti e progressive” della buona amministrazione comunista emiliana (corrispondente più o meno a finché c’era lui ), dal titolo CARPIGRAD (sottotitolo: Dal buon governo ai Kalinka Boys: i dolori del compagno Werther).

Ora, da impenitente postmoderno pigro ecologista, ho umanamente un debito con il Sindaco CIgarini: essere stato fra i primi (se non il primo) a capire che le piazze rinascimentali (e manco quelle medievali o barocche), non si possano ridurre a parcheggio.
Lo fece in un’epoca nella quale i temi ambientalisti si erano appena affacciati nel dibattito politico e molto prima che si fossero mai sentite nominare le polveri sottili. Oggettivamente un atto di lungimiranza, le cui motivazioni all’epoca potevano suonare talmente “avanti” da risultare misteriose e financo sfociare nell’esoterico, ma del quale come carpigiani tutti dovremo sempre essergli eternamente grati (anche quei buzzurri che in piazza ci vorrebbero ancora parcheggiare).

Pagato questo tributo, passiamo alle cose serie.

Dato che quando cominciò la sua lunga carriera politica, io avevo i calzoni corti e la mia la interruppi diversi anni prima che lui andasse in pensione, non esito a dire che ho potuto apprezzare solo parzialmente i fasti della sua attività amministrativa in Comune, Regione e IACP.

Nella breve parentesi che mi vide “semifunzionario” del partitone (all’epoca in versione PDS), avevo però già sviluppato una discreta  idiosincrasia per certi voli pindarici del nostro, relativi al superamento della forma partito (o perlomeno “di quella” forma partito), sul ruolo delle sezioni e via modernamente discorrendo, temi che il nostro magistralmente spadellava nelle assise di partito, con una verve inversamente proporzionale all'interesse che destava.

Oddio, non che fosse peggio delle relazioni chilometriche e sfiancanti dell’allora segretario Arletti alle direzioni comunali che si tenevano in Sala Banfi, partorite dopo un duro lavoro di copia e incolla manuale (all'epoca i pc non avevano ancora sostituito i ciclostile) di articoli e articolesse tra Il Sole 24 ore e il Corriere della Sera (dando per scontato che quelle dell’Unità già nei primi anni ’90, risultassero fuori moda, per il dirigente di partito che si voleva "post-comunista") che ne giustificavano la presenza in ufficio e lo stipendio, ma insomma, mettetevi voi nei panni di un poco più che ventenne, non uscito vivo dalla formazione politico sentimental consumista degli anni ’80 (come avrebbe cantato qualcuno  qualche anno più tardi), a doversi sorbire il confronto tra il lento e pompieristico triturare verbale dell’allora segretario (soprannominato “Lo Zero” anche da chi oggi non lo ammetterebbe mai), impegnato nel tenere insieme i cocci  dopo la recente scissione post ’89 e della ben più preoccupanti divisioni  congressuali interne fra “Mozione 1” “Mozione 2” e “Mozione 3” (e forse pure i Verdi all’epoca, udite udite, potevan sembrare una minaccia) e lo scoppiettante vaniloquio di chi ovviamente aveva capito tutto, prima di noi tutti.

L’allora consigliere regionale Werther  oggi si potrebbe definire come  una specie di  renziano ante litteram, forse pure un blairiano ante litteram, con la sfiga però di non poter apparire proprio così di primo pelo e se alla fine l'unico riferimento nazionale era Napolitano, faceva pure meno figo.

In compenso era così avanti, ma così avanti nel teorizzare la vetustà del partito di massa fatto di iscritti e sezioni, che, dopo averci spiegato la lezione per un numero indefinito di assise, inspiegabilmente venne trombato alle elezioni regionali del 1994, perché le sezioni non si diedero particolarmente da fare nella raccolta di preferenze.

Paradossalmente un destino poco diverso da quello che per tutti gli anni 90 e pure nel XXI secolo fu uno dei suoi principali avversari, Enrico Campedelli, anche lui escluso in termini di preferenze dallo scranno in regione e recuperato solo in virtù di un gentile omaggio (un po’ “spintaneo”) della compagna Palma Costi, fatta assessora regionale.
Una costante che accomuna gli ex sindaci carpigiani: non contare un accidente in provincia (e quindi non raccattare un voto oltre la Lama o l’incrocio tra via Marx e la Romana sud), e stare pure un poco sulle balle ai propri concittadini e soprattutto compagni, che gli scappa pure di non dare preferenze a valanga o addirittura di regalare qualche briciola a dei foresti, giusto per dispetto.

Ma torniamo al pregevole tomo di memorie del quale, come specificato non ho letto manco la quarta di copertina.

Non potendo più ammorbare le direzioni di partito (se ancora esistono, che io le direzioni del partitone non le vedo più dal 1994), l’anziano Werther si ripiglia oggi per un po’ la scena del dibattito politico locale, pubblicando un testo che dovrebbe spiegarci la parabola discendente delle amministrazioni a lui seguite, che dei tempi del fu PCI (variante illuminata-riformista carpigiana) hanno mantenuto solo il  granitico e stolido conformismo alle direttive del partito, indifferente a qualsiasi evoluzione sociale e men che mai teorica (intesa come teoria politica), che non avesse a che fare con il garantirsi una perdurante gestione del potere, escludendone a bella posta le migliori avanguardie miglioriste (cioè lui).
Il chè è vero.

Cioè non che “lui” rappresentasse mai chissà quale incredibile innovazione dal punto di vista teorico e organizzativo, dato che grazie alla sua innata modestia riusciva a comunicare solo con una ristretta cerchia di piccoli fan, lamentandosi dell’incomprensione del resto del partito, però sul fatto che un’involuzione e un decadimento della qualità amministrativa ci sia stato  (con eccezione del periodo Bergianti direi, ma anche lì ero troppo piccolo per giudicare con cognizione di causa), di sicuro siamo d’accordo.

Il nostro però rivela la vena più rancorosa che dolorosa, aggettivando (da parecchi anni in qua, in ogni sua comparsata sui media) l’attuale gruppo dirigente del partitone (molto meno “one” di una volta, effettivamente) come “Kalinka Boys”.

Ecco, per non saper né leggere né scrivere, questa sua propensione all’irrisione e riduzione di una piccola esperienza di circolo giovanile, che nel bene o nel male segnò un paio di generazioni di giovani militanti o simpatizzanti della   sinistra carpigiana (e di molti giovani carpigiani che semplicemente non avevano un cazzo da fare e comunque al Kalinka la birra costava meno e ti prendevano anche se non avevi la felpa Best Company), al trampolino di lancio di quei cinque o sei che da lì “spiccarono il volo” per le loro carriere politiche, ecco, basta quello per poter catalogare l’altrimenti illuminante racconto  della esemplare vita politica del nostro, come lo sfogo notturno di chi non dorme per un'irritante esofagite.

Ora, io capisco che per questioni generazionali, un seppur brillante ex funzionario di partito, ex sindaco, ed ex consigliere regionale,  possa non comprendere perché ci si ostinasse a tenere aperto quel posto con qualche velleità politico culturale (ma con molti più dediti alle sbronze del venerdì sera e/o votati a pratiche erotiche nelle adiacenti scale esterne), con alcuni stagioni di concerti e  spettacoli brillanti, grazie al costante ripianamento dei bilanci da parte del partitone. 

Certe volte non lo capivo neanche io cosa esattamente ci stessimo a fare, a scaldar panini, servire bevande, menar mascarponi e pulire cessi ogni santo sabato,  ma è vero che quel gruppo là era molto più ampio dei cinque o sei che la monomania politicistica del Werther oggi inquadra come “Kalinka Boys”, per questo, l’aggettivazione (o è una sostantivizzazione?) un po’ rode.

Certo, anche noi si ha la sfiga di essere venuti poco dopo i liberi punk anarchici del Tuwat e in più con il fatto che eravamo emanazione diretta dalla federazione giovanile, non possiamo neanche essere citati nei (un po’ patetici) amarcord sulla musica e cultura giovanile di quegli anni, però in realtà eravamo, se non tanti, in abbastanza per formare una comunità motivata, che ci provava a trovare una strada nell’impegno in politica non necessariamente professionistica, in un momento in cui “la linea” non c’era e se c’era (come rivelerà poi l’evoluzione ultima del partitone dei giorni nostri) era sbagliata.

Anzi, proprio il fatto che molti di quelli che ho conosciuto io all’epoca, oggi il partitone non lo votino manco più (da un po’), vuol dire che facemmo un ottimo lavoro in termini di sviluppo del senso critico.

Quindi, da attento lettore di copertine quale sono non posso che chiudere questa recensione consigliando caldamente la lettura di questo libro, adatto a tutti gli over 60 carpigiani con un’elevata stima di sé (che comunque saranno sempre più dei lettori di questo blog. Anzi, magari qualcuno gliel’ho procurato pure io).


A quelli che rimangono, giuro che per la prossima recensione, prima il libro lo leggo.  

P.S.: manco son sicuro che all'epoca Cigarini fosse "migliorista". 
Per come mi stava  sui maroni (politicamente parlando) , sicuramente lo sembrava

domenica 10 settembre 2017

Referendum AIMAG: in 9 anni i contrari alla fusione con HERA sono raddoppiati

In termini assoluti, il risultato del referendum carpigiano appare come un insuccesso per i proponenti, nonostante il generosissimo impegno degli attivisti del Comitato Acqua Pubblica, mobilitati per mesi tra campagna per la raccolta delle firme e campagna referendaria vera e propria.

Affluenza ferma al 23%, 14000 Sì e una manciata di No (ai quali va riconosciuto almeno il senso civico di aver espresso la propria posizione).

Di primo acchito il risultato suona deprimente e potrebbe far gonfiare il petto agli esponenti locali del PD, che tanto hanno fatto per mettere la sordina a questa occasione di partecipazione diretta e democratica, da parte della cittadinanza, su un tema di notevole rilevanza e nel chiuso delle loro case (perchè chi non partecipa, sicuramente non può manco permettersi di festeggiare una "vittoria" in pubblico), qualche amministratore PD oggi stapperà bottiglie di spumante e qualcuno a Bologna si sfregherà le mani pensando che ora la strada sia spianata per gli appetiti di HERA

Di mio, faccio sommessamente presente due elementi.

Il primo è che  rispetto al referendum del 2008, i votanti contrari alla fusione di AIMAG con HERA sono quasi raddoppiati,  mentre coloro che sentivano come doveroso sostenere pubblicamente la posizione dell'amministrazione andando a votare NO, sono scomparsi (da 5000 a circa 300).

Il secondo: i 14000 Sì raccolti dal Comitato Acqua Pubblica sono maggiori dei consensi raccolti dalle liste politiche che si sono presentati alle ultime amministrative e che avevano dichiarato il loro appoggio alla campagna per il Sì.

Tenuto conto della ormai assodata tendenza degli elettori a partecipare meno ai referendum (anche nazionali) che alle competizioni elettorali, della scarsa visibilità di questo referendum comunale per degli ostacoli burocratici frapposti dall'amministrazione, tra raccolta delle firme e scelta della data per il voto, tenuto conto dell'aumentata "volatilità" dell'elettorato rispetto anche solo a cinque anni fa, ma soprattutto tenuto conto che a forza di giocare con la scarsa partecipazione, a volte si rischia di bruciarsi le dita (vedi Novi e Vignola), fossi nel Sindaco Bellelli, nei suoi sodali di giunta e di partito (che di voti nel 2014 ne raccolsero 21000), di bottiglie non ne stapperei troppe.

Se non terrà conto dell'opinione di così tanti carpigiani, millantando come "propri" i molti di più che sono rimasti a casa, ma fra i quali si deve contare ormai un astensionismo "fisiologico" (per me patologico) che balla intorno al 30%, magari nel 2019 potrà anche riuscire a farsi rieleggere, ma lo farà su un deserto dal punto di vista civico (e civile).

Come cittadino che ha esposto pubblicamente la propria opinione su queto tema in questi mesi, mi dichiaro francamente deluso dal risultato (anche se non mi sarei mai neanche sognato che avremmo raggiunto il quorum, ma francamente mi aspettavo una risposta migliore da parte dei carpigiani).

Soprattutto aumenta la sensazione di irrecuperabile distanza nel vedere il partito che una volta fu anche il mio, e  che ancora oggi può vantare una maggioranza assoluta di consensi fra i votanti, sottrarsi al confronto e invitare i propri elettori a stare a casa, in una competizione che avrebbe dovuto affrontare con il coraggio delle proprie idee e non con l'opportunismo di sommare la propria astensione con quella di chi magari da anni ha rinunciato al dovere civico del voto. 

Chi si è invece speso senza sosta e disinteressatamente nella campagna referendaria, può comunque rivendicare di avere acceso un faro, su una manovra che altrimenti sarebbe passata sotto silenzio, nonostante la partita dei servizi pubblici locali sia uno dei temi fondamentali per la qualità della nostra vita e della nostra democrazia e che con quei 14000 consensi raccolti, rappresentano comunque un importante segnale per chi amministra questa città.
A loro va, ancora una volta, il mio sentito ringraziamento.

venerdì 8 settembre 2017

AIMAG Le argomentazioni tecniche di Dal Pan smontano le "fake news" di Arletti e Tosi

Mirco Arletti - Foto tratta da VOCE











Simone Tosi, foto dal suo profilo Facebook
Il Carlino di oggi pubblica un'ottima sia il comunicato dell'ex presidente AIMAG (ed ex assessore all'ambiente ed ex segretario comunale PDS) Mirco Arletti e anche il post comparso sul blog dell'assessore Tosi.
intervista ad Alfonso Dal Pan che, con argomentazioni tecniche e precise demolisce con un colpo solo
Leggetevele e fatevi un'idea.
Quella che mi son fatta io è che emerge la notevole differenza fra chi porta, in una discussione complessa, ragioni di merito (Dal Pan) e chi sventola, per ragioni di partito, argomentazioni che oscillano tra l'incompleto, l'errato, il falso.
Clamorosa la questione dell'ipotetica "multa" che secondo Arletti il Comune dovrebbe pagare se passasse il Sì  al referendum, così come sintomatico l'aggettivo "pericoloso" affibbiato al referendum dall'Assessore Tosi (anche se lo posso capire: per chi gestisce il potere, l'uso di strumenti di partecipazione democratica può sempre risultare pericoloso).

In generale emerge l'abissale differenza in termini di competenza e onestà intellettuale fra chi di mestiere si occupa di gestione aziendale e chi non ha mai preso uno stipendio in vita sua che non fosse per (del tutto legittimi) meriti politici.
Il punto è: nel momento di decidere dei destini di AIMAG, voi a chi vi affidereste?

Comunque la pensiate, andate a votare, domenica 10 settembre e ricordatevi che i seggi sono aperti solo dalle 8 alle 20.

martedì 5 settembre 2017

AIMAG: il segretario del PD di Carpi ha poche idee ma ben confuse

Marco Reggiani, Segretario del PD di Carpi
Sabato pomeriggio scorso MDP e SI hanno fatto un'iniziativa comune sul tema AIMAG, durante la quale è intervenuto anche il segretario cittadino del PD, Marco Reggiani (presente come "invitato").
Il prode ha fatto riferimenti personali al portavoce del Coordinamento per l'Acqua Pubblica di Carpi, Roberto Galantini, assente in quanto non invitato (e forse sarebbe il caso che gli organizzatori dell'evento facciano un bel "mea culpa" a riguardo).

Nella migliore delle tradizioni PD, ovviamente Reggiani ha messo in bocca a Galantini  parole che questo non ha mai pronunciato e per questo motivo oggi Roberto, venuto a conoscenza dell'episodio da cronache giornalistiche, ha fatto un post di "precisazioni", per altro molto elegante e cortese nella forma nei confronti del "distratto" segretario PD, che spero i giornali locali riprendano.

Ultimamente uso poco questo blog, ma questo post ci tengo che rimanga negli archivi e ne approfitto per ringraziare ancora una volta Roberto Galantini e tutti gli attivisti del Comitato Acqua Pubblica per il lavoro svolto in questa campagna, e stigmatizzare ancora una volta il comportamento meschino e tartufesco dell'amministrazione e del partito di maggioranza di Carpi, che hanno fatto di tutto per impedire che questa consultazione avvenisse e, non essendo riusciti a impedirla, tentano di tutto per metterla in sordina (visti i numeri che potevano mettere in campo, fossero stati convinti  delle loro posizioni, la definirei una discreta prova di piccineria e meschinità politica).

Dalla pagina Facebook di Roberto Galantini:

Apprendo dalla stampa che in incontri pubblici a cui non ero presente sono state diffuse informazioni errate su di me e sul Comitato Acqua Pubblica. Sono portato a pensare che Marco Reggiani lo abbia fatto più per la sua confusione in buona fede sul tema piuttosto che per la creazione meditata di fumo di copertura attorno alla decisione indifendibile di cedere Aimag ad Hera.
Tuttavia urge il chiarimento.

Secondo Reggiani, “Galantini è stato uno degli oppositori più accaniti quando si è deciso di creare Aimag”. Errato. Quando Aimag è stata creata avevo tre anni. Quando il Comune di Carpi decise di entrare in Aimag (2000) lavoravo come collaboratore del consulente che presentò il progetto. Sicuramente Reggiani mi confonde con Massimo Valentini, all'epoca consigliere di Rifondazione, che si oppose fin dall'inizio all'idea di unire i servizi di Carpi con gli altri comuni della Bassa. La cosa buffa è che il comportamento attuale del PD dimostra che Mamo Valentini aveva ragione: infatti egli sosteneva che conferire i servizi municipali in una società per azioni era il primo passo verso la loro privatizzazione. E questo è esattamente quello che accadrà se Aimag verrà fusa o venduta ad Hera.
Valentini fu membro attivo e sostenitore del Coordinamento Beni Comuni, gruppo che contrastò nel 2007 la vendita del 25% di azioni Aimag ad Hera. Il gruppo Beni Comuni, come il Comitato Acqua Pubblica, riuniva persone e gruppi di diversa provenienza politica, e non metteva in discussione la forma aziendale di Aimag (SpA), bensì la manovra iniziata allora per farla terminare dentro Hera.

La proposta di trasformare Aimag SpA in azienda in-house, cioè non solo di proprietà totalmente pubblica ma che rivolge i suoi servizi esclusivamente agli enti proprietari, era un'idea sostenuta in particolare da Andrea Losi (fondatore del M5S di Carpi). Anche qui Reggiani dimentica o non sa che la proposta dell'azienda in-house era fatta per evitare l'obbligo di assegnare i servizi con gara, quindi serviva a mostrare all'Amministrazione una via d'uscita, visto che “le gare” erano e sono presentate dal Sindaco e dal PD come sciagure imminenti. Chissà perchè ogni volta che costoro ne parlano omettono di dire che “le gare” sono il frutto di una legge scritta dal PD, peraltro in modo difforme al resto d'Europa poiché sottomettono (per il gas) anche le aziende in-house.

Come Coordinamento Beni Comuni e come Comitato Acqua Pubblica non abbiamo mai scritto una singola parola che non fosse documentata da decine di esperienze testimoniate di persona, o da filmati o dalla stampa. Inoltre abbiamo sempre tenuto la discussione sul contenuto, anche se obiettivamente non semplice, per dei non specialisti. Vorrei far notare invece che dal partito di maggioranza di questa città si fa di tutto per disinformare su un argomento che, volenti o nolenti, dovrà passare dal voto dei cittadini, si attaccano le persone (e non vi dico le calunnie che ci siamo presi dieci anni fa) e non si tira fuori un esempio, UNO, di città che hanno fatto le fusioni dei loro servizi pubblici e che sono soddisfatte. Vi invito ad andare a votare SI' domenica 10 settembre.


giovedì 20 luglio 2017

In esclusiva le foto di Paluan nudo dal balcone del Municipio di Carpi

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
























No, ok, era solo per ricordarti che il 10 settembre si vota per il referendum per salvare AIMAG.
Mi raccomando, vai a votare e vota Sì.
(Comunque se hai abboccato a questo post sei proprio un/a bel/la sporcaccione/a...)