mercoledì 14 giugno 2017

Il botto di Novi

Foto tratta da Wikipedia
Alla fine a Novi è successo qualcosa che qua da noi capita più o meno con la stessa frequenza del passaggio della cometa di Halley (ogni 70 anni), ovvero il partitone ha perso un sindaco, a favore di una lista civica, che nonostante fosse promossa da molti “ex” di varie provenienze, era “civica veramente” (per parafrasare Finardi, che stasera si vola alto).

Quindi in bocca al lupo alla lista NOI, che come avevo modo di dire qualche giorno prima del voto, se non altro aveva il pregio, per chi sta nell’Unione ma fuori da Novi, di dire cose chiare su due temi rilevanti di politica locale quali la svendita di AIMAG a HERA e la CISPADANA.

Per tutto il resto, ovviamente e come è giusto, si vedrà come giudicarli alla prova di governo, ma intanto condiamo con qualche commento generale.

Le elezioni più combattute di Novi, segnate dal dramma del terremoto e da una ricostruzione che lascia ancora molte cicatrici sul terreno e nell'animo dei novesi, risultano essere anche quelle che storicamente hanno visto la più bassa affluenza in assoluto (55% di votanti, su tutto il corpo elettorale).
Un fenomeno che si inserisce in una tendenza nazionale (in provincia c’è chi ha fatto peggio), ma che deve far riflettere quando si manifesta in quella che in teoria dovrebbe essere l’elezione più importante, quella dell’istituzione più vicina ai suoi cittadini.

Ecco, se le acque della politica italiana sono così avvelenate da non far scattare neanche la voglia di andare a votare per il proprio Sindaco,  secondo me siamo messi piuttosto maluccio.
Francamente non “giustifico” il corpo elettorale: è vero che a Novi parte dell’astensione può anche essere dovuta all’assenza di alcune famiglie politiche “nazionali” (M5S, una lista di “sinistra-sinistra”), ma francamente non credo che la loro presenza avrebbe spostato di molto il dato dell’affluenza.

C’è un mix tossico molto pericoloso per la nostra democrazia, a partire proprio dal ruolo degli enti locali, che unisce lo svuotamento effettivo di poteri delle sale consiliari (e in qualche caso, delle giunte quando queste si trovano in Unioni Comunali “asfissianti” dal punto di vista istituzionale come quella delle Terre d’Argine), e mancanza di partecipazione da parte di una fetta dell’elettorato, deluso, scoraggiato confuso o molto più semplicemente cerebralmente anestetizzato e politicamente pigro, incapace di mettersi in gioco per le proprie idee (si fa presto a rifugiarsi nel “sono tutti uguali” e lamentarsi al bar, senza mai provare a scollare il culo dal divano).

Così, paradossalmente, sono le elezioni nazionali quelle che vedono risvegliarsi la partecipazione al voto, anche se lì in teoria il “peso” di ogni singolo elettore è molto meno determinante, ma queste  godono del traino della infinita campagna elettorale televisiva in cui si trascina questo paese, da sempre, fatta di semplificazioni e slogan, buoni per i talk show e per creare i leader di cartapesta che puntualmente vengono bruciati in meno di una legislatura.

Tornando al locale, il segnale di Novi è comunque importante dal punto di vista simbolico, ha acceso facili entusiasmi negli omologhi civici carpigiani e addirittura in esponenti della destra modenese (già dimentichi che NOI ha battuto anche la lista FI-Lega, che in termini percentuali raccatta poco più di quello che presero le tre liste di centrodestra presentatesi separate nel 2012), farà volare qualche straccio in casa PD (ma neanche più di tanto, dato che ex amministratori e neo candidati, non erano comunque nel “giro” di chi poteva auspicare a carriere in livelli superiori, quindi il partitone digerirà il tutto in fretta senza troppi strascichi, mica stiamo parlando degli intraprendenti ex sindaci di Soliera, per dire…).

Di buono, nella perdita di uno “spillino” nella mappa del potere del partitone, c’è che se non altro, per le elezioni amministrative di Carpi, la sinistra a sinistra del PD, ma a rimorchio delle sue giunte (Sinistra Italiana e MDP per intenderci), non potrà rifugiarsi dietro situazioni di fatto precostituite per giustificare il prosieguo dell’alleanza con il partitone in tutta l’Unione Comunale.
La botta presa a Novi, magari potrebbe ispirare qualche sano ripensamento.
Faccio solo notare che la credibilità di tali “ripensamenti” sarà inversamente proporzionale al tempo che ci metteranno per “rivalutare” l’asse con il PD, specie ora che a Carpi (e speriamo un domani anche a Novi e a Soliera) ci si dovrà schierare su una questione chiave come il referendum di AIMAG (a proposito, ancora un caro saluto al Sindaco di Carpi). A “prese di coscienza” maturate due mesi prima delle elezioni, e fatte a macchia di leopardo sul territorio provinciale, evidentemente,  non crederà nessuno.
Ma per quanto riguarda il 2019 ne riparliamo tra un po’ (non troppo però).


domenica 4 giugno 2017

Referendum AIMAG: un caro saluto al Sindaco di Carpi


Verranno i giorni (e i mesi) per dibattere la questione nel merito, ma intanto preme sottolineare come. Il risultato raggiunto dal Comitato Acqua Pubblica sia già di per sé un'importante vittoria della voglia di democrazia e partecipazione dei carpigiani.

Il Sindaco aveva trascinato sé stesso, la giunta e la sua maggioranza in una ottusa, meschina (e anche un po' ridicola) manovra di ostruzionismo alla raccolta delle firme che non ha precede ti nella storia politica carpigiana,

Il risultato è stato che il Comitato è riuscito a raccogliere  2866 firme (700 in più del necessario), che suonano come un salutare sberleffo alla manifestazione di arroganza del potere voluta da un Sindaco e un partito che hanno così mostrato tutta la loro insipienza e debolezza politica.
Traguardo raggiunto grazie alla costanza degli attivisti del Comitato e alla disponibilità di alcuni dipendenti comunali che hanno fatto i certifcatori volontari, fuori dal loro orario di lavoro e non retribuiti, per garantire un diritto democratico: un esempio di senso civico che fa loro onore.

Non rappresentando altri che me stesso in questo blog, posso permettermi il sobrio commento fotografico qua sopra (che a onor del vero non é farina del.mio sacco, ma di un'altra persona serie e impegnata, il cui ruolo impedisce di prendersi certe libertà, a cui verserò i diritti di autore...)

Ora resta molto da fare per.informare.i cittadini sulla posto in gioco, ma per oggi lasciateci salutare il Sindaco come merita.

venerdì 2 giugno 2017

Modena Possibile appoggia Vignola Cambia e Mauro Smeraldi

Il comunicato che segue è del comitato modenese di Possibile. La decisione di sostenere Smeraldi avviene dopo aver incontrato il candidato, essersi confrontati sui programmi di Vignola Cambia, avere sottoposto la questione dell'appoggio politico ad una  lista, in un comune dove l'associaione Possibile non è ancora formalmente costituita.
Io, come semplice iscritto ho ovviamente votato a favore, visto che mi sento in qualche modo "gemellato" con l'esperienza di Vignola Cambia fin dal 2009, quando anche io partecipavo attivamente alla politica locale  e ne scrissi più volte anche in queste pagine.
Smeraldi non ha potuto chiudere il suo mandato, basato su una coalizione evidentemente troppo "ampia", vista con il senno del poi, ma Vignola Cambia, per me resta una garanzia.
A titolo del tutto personale, se qualche vignolese legge queste righe, mi permetto anche di consigliare una preferenza per il consiglio comunale: Luca Compagnoni, giovane ingegnere ambientale, figlio di Antonio e Sabrina che sono due figure "storiche" nella promozione dell'agricoltura biologica a livello locale e internazionale.
In bocca la lupo a lui e a tutta Vignola Cambia



Vignola, Modena Possibile appoggia Vignola Cambia e Mauro Smeraldi

COMUNICATO STAMPA
In vista delle elezioni amministrative dell’11 giugno, il comitato modenese di Possibile esprime il proprio sostegno alla candidatura di Mauro Smeraldi e di Vignola Cambia, in campo per rinnovare il proprio mandato alla guida della Città di Vignola.
Condividiamo l’approccio concreto alla soluzione dei problemi dei cittadini che Vignola Cambia propone nel suo programma: un approccio che parte dall’esperienza di chi ha già amministrato e che intende mettere a frutto questa esperienza senza rinunciare a proposte innovative.
Proposte forti come la valorizzazione degli strumenti di democrazia diretta introdotti nello Statuto comunale nel corso del precedente mandato. Proposte coraggiose come l’indizione di un referendum per condividere una scelta di politica urbanistica con i cittadini, decidendo di considerare vincolante l’esito della consultazione. Proposte che rispondono alle esigenze delle persone, per migliorare le politiche sanitarie e sociali, per aumentare la qualità della scuola, per investire sul territorio senza perdere di vista la tutela dell’ambiente.
Si tratta di un programma che ha come perno la partecipazione dei cittadini alla vita della città. Anche per Possibile la partecipazione è un metodo fondamentale per riavvicinare i cittadini alla politica e far sì che la politica sia sempre al lavoro per garantire il benessere di tutti.
Per questi motivi, invitiamo i cittadini di Vignola ad andare a votare domenica 11 giugno e a votare Vignola Cambia e Mauro Smeraldi.

giovedì 1 giugno 2017

Elezioni a Novi di Modena (breve saggio sull'inutilità)

Foto tratta da Wikipedia
Premessa: lo scrivente è un accanito sostenitore degli strumenti della democrazia rappresentativa (meglio se rafforzati con abbondanti dosi di democrazia diretta). 
Detto ciò, oggettivamente, visto lo svuotamento dei poteri dei consigli comunali, figuriamoci l’utilità di quelli di piccoli comuni inseriti in Unioni Comunali dove comanda un comune “grosso”…

L’11 giugno uno dei quattro comuni dell’Unione Terre d’Argine (che comprende Carpi, Soliera, Campogalliano e appunto Novi di Modena) andrà al voto per rinnovo del Consiglio Comunale e ovviamente Sindaco e Giunta.

Basterebbe già questa notizia per capire quale papocchio sia un’Unione Comunale, fatta con comini di dimensioni così diverse e con un consiglio che si rinnova parzialmente (per un sesto), essendo le elezioni di Novi sfasate rispetto a quelle degli altri tre comuni.
Tutto sommato, proprio l’appartenenza all’Unione Terre d’Argine, sancisce la sostanziale inutilità della competizione elettorale novese (mi perdonino i diretti interessati)
Sono affidate all’Unione infatti tutte le principali finzioni dei quattro comuni che la compongono, la cui rappresentanza popolare è affidata ad un consiglio di seconda nomina (scelto cioè dai consiglieri comunali eletti, un po’ come il Senato previsto dalla riforma Renzi-Verdini, fortunatamente bocciato), dove i posti per ogni comune sono fissati per statuto.

Si crea quindi il paradosso per il quale, se vince le elezioni a Novi l’attuale coalizione PD-SI (sostenuta “a voce” anche da MDP, il movimento dei fuoriusciti dal PD di Bersani-D’Alema, in realtà non ancora fisicamente presente a Novi), che candida in nome del “cambiamento”, un’assessora dell’attuale giunta Turci (una vera rivoluzione), ovviamente le politiche del Comune di Novi saranno perfettamente allineate con la maggioranza PD degli altri comuni e di Carpi in particolare, visti i numeri in consiglio.

Se invece vincesse il candidato “civico” della lista NOI (lista trasversale tra ex del partitone e di centrodestra, ma con esponenti anche civici e storici elettori di sinistra), o quello del centrodestra (ipotesi altamente improbabile)ci troveremmo con un comune che persegue un programma proprio, ma che con soli tre consiglieri espressi nel Consiglio dell’Unione (su 30), non potrebbe incidere minimamente sulle politiche dell’ente (che per capirci riguardano: servizi sociali, istruzione, polizia municipale, solo per citarne alcuni).

In altri termini, oggi come oggi i comuni dell’Unione mantengono competenza esclusiva solo su due questioni rilevanti: urbanistica e gestione del proprio patrimonio. Non un granchè, e anche che tutti e tre i comuni piccoli cambiassero di maggioranza, in ogni caso chi detiene la maggioranza nel comune più grande (Carpi) determinerebbe  i destini dell’Unione.

Se questo è il quadro, sarebbe ora che le leggi che regolano le Unioni Comunali stabilissero la diretta eleggibilità dei loro consigli, sulla base di programmi e liste comuni per i territori che ne fanno parte (ma meglio ancora sarebbe che si andasse alla fusione, per quei comuni la cui dimensione non rende sostenibile autonomamente la gestione dei servizi, motivo per il quale sono state create le Unioni).

Detto ciò, per chi come me naviga nell’arcipelago nebbioso dell’area politica  a sinistra PD, non resta che sentirsi sollevato dal fatto di non risiedere a Novi, dato che ci ritroviamo nella situazione seguente:

Sinistra Italiana (e MDP, in contumacia), sostengono Giulia Olivetti insieme al PD, usando come pretesto il fatto che non sia un’iscritta al PD e che avrebbero avuto parole chiare circa la questione delle questioni di politica locale, ovvero il destino di AIMAG, che il partitone sarebbe pronto a cedere a HERA,  a compimento di disegni regionali appartenenti ancora all’epoca Bersani – Errani (divertente in questo caso il testacoda del MDP, che OGGI fa melina sul tema, quando la sua classe dirigente ne è stata la principale artefice).
Per capire quanto questo accordo in virtù del "cambiamento di posizione" del PD novese sia aleatorio, basta leggere il programma della lista PD-SI, per vedere con quale razza di supercazzola ci si inerpica parlando del tema AIMAG (seppellito nel capitolo “Ambiente”  del programma). 
Per altro, è anche pura ipocrisia fare finta che questa alleanza (contro ogni logica derivante dalla politica nazionale, per quanto riguarda gli orientamenti di SI), di fatto non chiuda ogni discorso di unità a sinistra anche a Carpi, che rimane divisa tra alleati del PD e chi resta in cerca di un’alternativa praticabile (rappresentata nel 2014 intorno a Carpi Bene Comune).
Sarebbe paradossale vedere lo stesso partito (SI e in futuro anche quelli di MDP) trovarsi in alleanza con il PD a Novi e contro il PD a Carpi, all’interno della stessa Unione,  ma di questo se ne riparlerà per le elezioni carpigiane del  2019.

La lista civica NOI,  si presenta come molto trasversale per orientamenti politici, quindi effettivamente e “squisitamente” civica anche se con storie politiche dei suoi candidati e supporter chiaramente riconoscibili e rivendicate (il principale "sposnor", seppur non candidto è il consigliere di centrodestra Boldrin, il candidato sindaco è un ex PD...)  .
 Sui temi rilevanti (AIMAG e CISPADANA) dice effettivamente le cose giuste, ma per i "sinistri" come me, potrebbe lasciare perplessi per gli orientamenti su altri temi(sociale ed immigrazione)  sui quali però, in realtà, come si diceva, potranno influire poco anche una volta al governo della città, essendo temi di competenza dell'Unione.

Per quanto riguardo il candidato di Forza Italia e Lega, rimandiamo al bell’articolodi Florio Magnanini su VOCE, per chiarirci quanto i forzaitalioti carpigiani stiano attivamente lavorando per scambiarsi favori con il PD, in perfetto Nazareno style.

Cinque Stelle e “sinistra-sinistra”, non pervenuti, ma francamente, se non si è in grado di organizzarsi in modo credibile, è meglio evitare operazioni improvvisate magari dovendo ricorrere a candidati di “importazione” come per il centrodestra.


Sia come sia, meno male che l’11 non devo votare (per quanto poco contino queste elezioni). 

domenica 28 maggio 2017

Escorpio: la Carpi che vince (ma non è questa la notizia)

Vado a occhio, ma dovrebbero essere circa una dozzina d’anni che l’ITIS Da Vinci di Carpi partecipa al SHELL ECOMARATHON, competizione internazionale per scuole, università e centri di ricerca costruttori di prototipi di auto a basse o nulla emissioni.
La gara consiste non in chi va più veloce ma, in base determinate rigorose condizioni, a chi riesce a fare più strada con l’equivalente di un litro di carburante fossile.
Quest’anno il Team Escorpio dell’ITIS Da Vinci, dopo anni fatti di risultatati assolutamente sempre rilevanti, ha vinto, ed è la notizia che vedrete domani sulla stampa locale e magari sul TG regionale
In realtà la notizia è un’altra.
La notizia è che da un paio di lustri abbondanti, un gruppo di professori (alcuni sono sempre gli stessi fin dalla prima edizione), per alcuni mesi dell’anno, offrono ai loro studenti un’esperienza di studio, lavoro ed educativa, che ha rari paragoni nel mondo scolastico italiano, caricandosi di un monte ore di lavoro straordinario che probabilmente gli viene retribuito con tre anni di ritardo, e di molte più ore serali e notturne, insieme ai loro ragazzi, che manco saranno mai contate.
E lo fanno per centrare un obiettivo che fin dalla prima edizione, ha un contenuto elevatissimo di innovazione e consente ai nostri futuri periti meccanici ed elettronici di immergersi in una sfida che nessuno stage aziendale può paragonare, in quanto a possibilità di accrescere le proprie competenze e mettere alla prova la propria capacità di dedicarsi ad un obiettivo che è sì sportivo, ma ache del tutto professionalizzante.
La notizia è che il Team Escoprio, fa tutto questo da anni, affrontando squadre universitarie  e di enti di ricerca, dotate di fondi e sponsorizzazioni che l’Itis Da Vinci non ha mai visto e non vedrà mai (a meno di non essere adottato a distanza da uno stato nordico o dal centro studi della Porsche).
Perché da anni, accanto a tutto il lavoro di ricerca, sviluppo e preparazione del mezzo fatto da prof e ragazzi, questi si devono sbattere anche per mettere insieme un budget (se non ricordo male intorno ai 15000 euro), per coprire le spese per i materiali, quelle logistiche per il trasporto della Escorpio sui circuiti di prova e infine per la trasferta internazionale (dall’Olanda alla Germania, dalla Spagna all’Inghilterra) per la settimana della competizione.
I fondi vengono garantite da molte piccole aziende del settore che forniscono anche componenti e servizi ad alta tecnologia, dalle annuali cene di sottoscrizione, dalle donazioni di singoli (commovente quella dell’ex Preside del’Istituto andato in pensione) 
Ad ogni anno non c’è nessuna garanzia che questo possa ripetersi.

Passano gli anni, passano le riforme scolastiche e i bla-bla sulla “scuola-lavoro”, ma un’esperienza del genere regge sempre e solo sul lavoro e la dedizione di quel gruppo di docenti, sui loro allievi e le loro famiglie e uno sparuto gruppo di aziende che “danno una mano”.

E ci riescono.

Ecco, questa è la notizia: ogni anno, una scuola pubblica di Carpi, fa un miracolo di salti mortali fra burocrazie scolastiche immarcescibili a qualsiasi riforma, soldi da trovare, logistiche da organizzare, mentre si dovrebbe occupare di come alleggerire di dieci grammi uno sterzo o di qualche diavoleria elettronica per far fare un metro più al motore elettrico della Escorpio, che ogni anno viene di fatto riprogettata e ricostruita, e sono ore e ore di disegni, assemblaggi, scartavetrare di scocche in resina, prove e controprove.  

L’esperienza per quegli studenti è una cosa che gli rimarrà per sempre, le competenze acquisite e soprattutto il senso del lavoro e del lavoro in squadra rappresenta un capitale per le nostre imprese locali.
Un valore immenso, qualsiasi sia il risultato in pista (ma ovviamente, se si vince è pure meglio).

Festeggiamoli oggi anche come “campioni” di un’impresa sportiva, ma sarebbe bello che l’anno prossimo, al Team Escorpio, fosse almeno risparmiato il doversi arrabattare per tirare su qualche spicciolo e dover sacrificare ore per mendicare un trasporto a destra o a manca.
Per una volta (lo auspico io come semplice cittadino osservatore di questa incredibile esperienza) sarebbe bello se  istituzioni scolastiche (Ministero incluso), enti locali, associazioni di categoria tutte non si limitassero a simboliche pacche sulle spalle e al selfie con i “campioni”, quando in tutti questi anni, il loro supporto pratico all’impresa è sempre stato poco più della simbolica pacca sulle spalle.
  
Ecco, anche quella, sarebbe una notizia: sapere che per una volta il team non dovrà preoccuparsi d’altro che di fare il proprio lavoro, sapendo di avere un budget garantito, in virtù del fatto che l’istituto offre un’esperienza formativa di qualità altissima, con questa iniziativa.

Intanto per oggi, un grande BRAVI a tutti: questa che sembra la piccola storia di un gruppo scolastico, per me in realtà rappresenta una delle manifestazioni migliori della nostra “carpigianità”: entusiasmo , passione, studio, lavoro, sacrificio di tempo rubato a famiglia ed altro.

 Escorpio, per me,  vince ogni volta che scende in pista, per il solo fatto di esserci.

martedì 2 maggio 2017

A Carpi, tra "popolo delle primarie" e "popolo dell'acqua pubblica"

Partiamo intanto dal dire che portare 4611 persone, in un giorno solo,  a votare per le primarie, è tutt’ora, nonostante il calo netto rispetto alle edizioni precedenti, una notevole prova di mobilitazione.
Che lo sia di democrazia è un’altra storia (per quanto mi riguarda alle primarie del partitone mancano due requisiti per dirsi “democratiche”.

Il primo è che manca la certezza della base elettorale. 
Un’elezione è democratica se si sa chi ha diritto di voto. Per le primarie che scelgono il segretario di un partito (sorta di associazione privata, di vaga forma giuridica, per quanto nominata nella Costituzione),  logica vorrebbe che venisse scelto dagli iscritti di quell’organizzazione. 
Si può anche pensare di allargarle agli elettori che si registrano come elettori “democratici”, ma in teoria la cosa dovrebbe essere fatta PRIMA delle elezioni, non durante (e non solo per garantirsi dagli scandali delle truppe cammellate in qualche seggio, malcostume che esiste ma che ritengo non incida statisticamente).

Il secondo motivo è che la parità fra concorrenti è un puro miraggio, in questo caso che vedeva correre l’ex presidente del consiglio, come in altri (clamoroso quelle per le regionali, dove il faccionedi Bonaccini era appiccicato davanti ad ogni sezione, mentre del suo avversario non ci si ricorda neanche il nome).

Detto questo, visto che sono ottima materia per monopolizzare i media per mesi e visto che creano “appartenenza”, chi può farle fa benissimo a farle.
A Carpi il risultato non si discosta da quello nazionale se non per frazioni di punto, prova (per altro già anticipata dai voti degli iscritti nelle sezioni), che anche il PD carpigiano è definitivamente “renzizzato”.
Poche , anche se pesanti le figure istituzionali che si erano spese per Orlando (la cui distinzione da Renzi, potrà forse essere nei toni e nei modi, ma sicuramente non nei contenuti), nessuna per “l’estremista” Emiliano, che comunque si porta a casa il suo 6%.
Sul conformismo del partito carpigiano si sono versati nei decenni litri di inchiostro (o milioni di bites), quel che è certo è che la transizione da Bersani a Renzi anche qua si è compiuta e il partito è tornato uno e compatto.
Un po’ più piccolo, ma per dimensioni organizzative ancora unico nella capacità di mobilitazione.

Forse.


Forse perché proprio a Carpi, negli tessi mesi caratterizzati dal monopolio comunicativo delle beghe interne al PD, un altro popolo si è mobilitato, a migliaia, per un obiettivo preciso di politica locale, di ben scarso appeal rispetto ad una competizione fra leader.
È il popolo dell’acqua pubblica, impegnato nella raccolta firme per il referendum per impedire la vendita di AIMAG a HERA.
Nonostante i gli arroganti, patetici, meschinitentativi del PD carpigiano e del Sindaco Bellelli di ostacolare la raccolta firme, il raggiungimento della cifra prevista dal regolamento comunale è di fatto già assodato, ma i militanti del Comitato per l’acqua pubblica, continuano pervicacemente nel loro lavoro di militanza e informazione, per garantirsi un ragionevole cuscinetto di firme eccedenti il minimo, con ancora quasi un mese di tempo per completare la raccolta.
Supportati solo da sporadici articoli su i giornali locali e da militanti in rete sui social, quelli del Comitato, su un tema ostico,  hanno “mobilitato”, uno per uno, convincendoli dai loro banchetti di strada, un paio di migliaia abbondanti di cittadini.

È un popolo che per dimensioni, dovrebbe cominciare a preoccupare i dirigenti del partitone, perché dimostra che non sono “monopolisti” né della capacità di mobilitazione, né tantomeno di sventolare in modo esclusivo la bandiera della “democraticità”, tanto decantata per scegliere i loro leader (9 volte su 10 comunque già predestinati), quanto ostacolata quando si tratta di usare gli strumenti, regolati da norme istituzionali e non da regole di partito, per dar voce veramente ai cittadini.

 

In realtà, i due popoli, in passato erano largamente sovrapponibili (come nel caso del 2010), ora credo invece che un solco di incomunicabilità , salvo che per ristrette frange dall'una e dall'altra parte, si vada allargando e chi cerca di tenere insieme disperatamente ciò che non può starci (la Sinistra Italiana che governa con il PD e intanto invita più o meno apertamente a sostenere il referendum), prima o poi dovrà decidere con chi stare in modo definitivo e non a correnti alterne, perchè il tema è tutt'altro che di poco conto, per quanto riguarda l'idea che un'amministrazione dovrebbe avere del governo locale e quali valori rappresentare.

 

Sia come sia, ieri il PD carpigiano ha dato ancora prova di poter contare su un discreto “zoccolo duro”, per quanto quasi dimezzato rispetto a quattro anni fa, e comunque di sufficiente consenso per determinare le maggioranze di questo comune.

Allo stesso tempo, con infinite meno risorse e visibilità il comitato voluto e promosso da tanti esponenti delle forze di opposizione e semplici cittadini (e fra i firmatari anche da qualche elettore PD), raggiungerà anche lui un obiettivo che vale doppio, proprio per via dell'ostinazione con la quale il PD ha provato ad ostacolarlo, coprendosi di ridicolo.
Se poi teniamo conto, come ci insegnano i casi elettorali di paesi come Olanda e Francia, che di questi tempi, anche partiti molto strutturati possono subire violenti rovesci su scala nazionale, fossi nella classe dirigente del partitone, qualche pensiero ce l'avrei..


Certo, su scala locale, l’eredità di consensi costruita dalle generazioni precedenti, mostra segni di erosione, ma è ancora larga.

Una classe politica lungimirante cercherebbe di capire e dialogare con il suo “elettorato perduto”, quello che invece abbiamo visto con le ultime giunte, specie nel modo di gestire le vicende in Consiglio Comunale, è l’arroganza di chi si considera, in quanto "vincente", sempre dalla parte giusta e la totale incapacità di confronto con le istanze che non si siano “generate” all’interno dei canali del partitone stesso, ovvero un uso miope del potere.



In questi anni, a Carpi, in assenza di avversari credibili o credibilmente organizzati, PD e microalleati hanno potuto permettersi ancora di fare finta di rappresentare la quasi totalità della comunità carpigiana come negli anni 70, ma la realtà è appunto diversa e, presto o tardi, potrebbe esserci qualche brusco risveglio, se non in termini di ribaltoni dei risultati elettorali,  di sicuro in termini di astensione (cosa che comunque ai renziani va benissimo, basti pensare ai commenti sulle ultime penose elezioni regionali).

Del resto, se ci si sceglie un leader "rottamatore", il risultato non può che essere quello di  governare su cocci e macerie (in questo caso dell'identità politica e del senso di appartenenza alle istituzioni che appartenevano a questa terra).
Così ad occhio, non pare una via nè saggia, nè duratura.

domenica 23 aprile 2017

Lo scissionista che piace al partitone

In rete è tutto un fiorire di commenti di attivisti e dirigenti del partitone nostrano, su su fino al segretario dimissionario Renzi, di "endorsement" a favore di Emanuel Macron , il "giovine" liberale", fuggito per tempo dalla disfatta del governo Hollande (in origine sventolato anhe qua da noi come simbolo della "sinistra" che vince).
In altre parole, i PD nostrani, si spellano le mani nè più nè meno che per un liberale (forse), lasciando nel dimenticatoio il loro compagno Hamon (candidato ufficiale del PS francese), per non parlare dell'innominabile Jean Louis Mélenchon che, alla guida di una formazione "anomala"  di ex socialisti, ecologisti e sinistra dispersa varia, non considerato dai media fino a dieci giorni fa, oggi rischia di essere in lizza per il ballottaggio, che i sondaggi danno come una corsa a 4, tra la destra estrema della Le Pen, quella mercatista di Fillon, il mercatismo "politically correct" appunto di Macron e la sinistra "anomala" di Mélenchon (che per altro, è anche lui un fuoriuscito del PS, solo che lo fece quando ancora il PS era un pezzo importante del potere politico francese).

Come nota di colore fa specie vedere che gli stessi che hanno additato a pubblico ludibrio, per settimane, in patria, gli "scissionisti" di casa nostra, oggi si mettano in fila ad elogiare lo scissionista in casa altrui ("scissionista" in senso lato, dato che Macron non è mai stato dirigente del PS, ma era comunque membro del governo eletto dal PS).
Dato che l'unica differenza reale fra i due casi (italiano e francese) è che in realtà, quella di Macron è una scissione "da destra"; se ne deduce che l a scissione è "buona" se si fa in nome della difesa del mercato e del sistema vigente, cattiva se la si fa (anche in modo molto blando e ambiguo) su temi "da sinistra", come il patetico tentativo fuori tempo massimo di Bersani e soci di ridarsi una "verginità" di sinistra.

Sia come sia, dopo aver sepolto ancora in vita anche la memoria del povero "compagno" Hollande, incensato e osannato al momento della vittoria, dopo aver fatto finta che il PS abbia comunque individuato la figura a cui affidare l'immane compito di rimettere insieme una credibilità per sempre perduta (i povero Hamon), i piddini nostrani si schierano compatti a sostegno di Macron.
Roba che se fossi un socialista francese, alla prima riunione del PSE, quantomeno chiederei l'espulsione della delegazione italiana, per la mancata solidarietà al compagno di partito,

Nel frattempo cresce, alimentata dal disagio reale di tante persone e dalla crisi di rappresentanza per i ceti più danneggiati dalla "crisi" (che crisi non è) l'ondata di populismo xenofobo a destra, grazie alla facilità di offrire come capro espiatorio di ogni male l'ondata migratoria determinata da globalizzazione e guerre e, fortunatamente, anche la voglia nella sinistra di molti paesi di rimettersi in gioco, che in Francia si traduce all'appoggio di sempre più vaste fette dell'elettorato alla sinistra "anomala" di Mélenchon.

Se veramente il feticcio dell'unità a sinistra, usato a mo' di randello in Italia contro ogni organizzazione o corrente che ritenesse le politiche del partitone (anche pre-renziano) sbagliate, oggi avesse un senso, in teoria i socialisti francesi e i loro colleghi di partito italiani, dovrebbero riconoscere che l'unica possibilità di vedere istanze di sinistra nel dibattito per le presidenziali venga dal sostegno della candidatura di Mélechon, ma evidentemente, la cosa turberebbe troppo il sonno di classi dirigenti ormai assuefatte al sistema attuale.

In una situazione del genere, se Hamon avesse fatto il "beau geste" di ritrarsi, invitando al voto per Mélenchon, magari avrebbe poi potuto contattare alle legislative una piattaforma un po' meno radiale, forse anche un po' più ragionevole e realizzabile, e al tempo stesso messo seriamente le basi per la costruzione di un modello di sinistra unitaria e alternativa.
Ha prevalso invece la difesa di un'identità e credibilità largamente sputtanate, che richiederanno anni per essere ricostruite, sempre che nel frattempo non ci si perda per strada.

Sull'altro versante ("altro" anche rispetto ad Hamon, si badi bene), Macron e Renzi sono portatori dello stesso modello di politica: competizione leaderistica, smantellamento di ogni struttura di partito, gestione del potere per il potere, all'interno dei confini dettati dall'attuale sistema economico e finanziario.
Che questo sia utile per frenare le ondate di populismo di destra che attraversano i nostri paesi, a me pare molto dubbio.

Vada come vada, sono abbastanza convinto che stasera Mélenchon non passerà, quel che è certo è la figura barbina che faranno i socialisti del PS, nel totale abbandono anche dei loro "cugini" italiani, a cui in fondo con la parola "socialista", crea pure qualche imbarazzo.

La prima, è che "l'unità delle sinistre", interessa solo se è a guida moderata e il